Vojteh Ravnikar…e poi varie ed eventuali


Intro

Vojteh Ravnikar, nato a Lubiana nel 1943, è indubbiamente uno dei maggiorni architetti sloveni. Egli si è impegnato a partire dagli anni ’70 in una costante opera di apertura della cultura slovena all’Europa. Convinto che non possa esistere identità alcuna nella separatezza egli insegna, scrive, dirige riviste e organizza incontri e seminari, partecipando a pieno titolo all’architettura europea da oltre vent’anni. Queste sue attività non sono semplici supporti al lavoro della progettazione, ma divengono materiali del progetto, sono strumenti di riflessione sul significato del proprio lavoro, misura della propria collocazione-
Animatore di importanti iniziative, sedi di dibattito internazionale, come le “Giornate di Architettura” si Pirano, non è quindi privo di profondo significato che a lui sia andato il massimo riconoscimento della cultura slovena, il ppremio Preseren, nell’anno 2003.
La sua opera attraversa le diverse stagioni che, dagli anni ’70, hanno segnato la cultura architettonica slovena, alla ricerca di approfondimento di alcuni, pochi, personali principi, non nell’isolamento ma nel dialogo a distanza con le opere dei maggiori architetti europei. In tale cosmopolitismo, il suo interesse è andato, prioritariamente, alle culture vicine, a quella italiana (principalmente) e a quella di lingua tedesca.
La ricerca di Ravnikar ha ancora, al fondo, l’architettura della città: una architettura, una disciplina, per i luoghi e per costruire luoghi, non per darci oggetti di design senza radici.

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Chi ben comincia

Già, l’importante e il più difficile è, come sempre, cominciare. In questo caso è particolarmente difficile visto che mi trovo davanti a una barriera linguistica non da poco. Tutte le informazioni su Vojteh Ravnikar che ho trovato su internet sono infatti in Sloveno, a parte qualche riga di biografia in inglese su Wikipedia – meglio di niente, in effetti.

Ad ogni modo andare in giro per Udine il martedì sera (o quando capita) con gente poco raccomandabile della casa dello studente ha i suoi vantaggi. ad esempio ti fa incontrare una ragazza slovena di nome Andreja che studia a Udine e che mi darà una mano nell’ardua impresa della traduzione…sdebitandosi delle correzioni che io ho fatto alla sua tesi quest’estate.

Altro problema, visto il poco materiale su Vojteh Ravnikar disponibile in rete mi si prospettano due viaggi avventurosi:

1) agli archivi dello IUAV di Venezia, dov’è raccolta a quanto pare parecchia documentazione sull’architetto, che insegna lì;

2) in Slovenia, nei dove sono presenti le sue realizzazioni più importanti, per fare questo, però, necessito di un mezzo di trasporto a quattro ruote, che purtroppo non possiedo, naturalmente mi impegnerò a fondo per convincere qualche auto-munito di quanto interessante e divertente sarebbe accompagnarmi.

Intanto continuo a dragare la rete per raccogliere le immagini che riesco a trovare e mille mila pagine incomprensibili da passare poi alla mia traduttrice di fiducia…